La sorte di Giobbe è ancora più incomprensibile perché tutto ciò che gli accade non avviene perché ha sbagliato qualcosa: egli è innocente!
A Giobbe non rimane nulla se non Dio. A Lui rivolge una supplica non tanto per richiedere favori, ma la giustificazione per ciò che si trova a vivere. Il libro, dopo la descrizione di cosa a Giobbe viene tolto, prende i toni di un vero processo tra Dio come imputato e Giobbe.
Questa avventura parla profondamente della nostra stessa vita, dell’esistenza di ogni uomo in ogni tempo. Riceviamo dei beni dei quali siamo solamente amministratori e non padroni…tutto anche a noi sarà sottratto. Uno dei drammi della nostra cultura e che ci insegnano sempre a vincere e mai a perdere: che illusione! Eppure quanto nella vita si perde? Quanto la stessa vita ci ricorda che di tutto, persino di noi stessi, non siamo padroni ma solo degli amministratori momentanei? Noi uomini non siamo padroni di niente, nemmeno di un minuto in più nella nostra vita. Se questo dal punto di vista umano può produrre una grande delusione solo alla luce dell’incontro con Dio potremmo come Giobbe, riscoprire che in realtà tutto ciò è la più grande liberazione. Nel racconto di Giobbe il centro, l’affermazione più importante, è la sua professione di fede profetica “ Io so che il mio redentore è vivo e che ultimo si ergera’ sulla polvere”,(Giobbe 19,25) vi invito a leggerlo integralmente. Solamente in Dio che si rivela presente in mezzo alla disgrazia della vita l’esistenza trova il suo senso più grande. Giobbe compie un discorso profetico, è vissuto secoli prima di Cristo. Gesù annunzierà con franchezza “Chi vorrà salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà”(Mt.16,25). Nella morte di Cristo trova senso e significato tutto ciò.
Perderemo tutto, anche la stessa vita, ma Cristo rimarrà sempre. In questi giorni negli schermi televisivi si da’ grande risalto per San Carlo Acutis, un giovane di soli 15 anni deceduto nel 2006 a causa di una leucemia fulminante. Mi ha colpito un video girato da lui stesso, nel giorno della diagnosi, due mesi prima di morire. Mostrandosi raggiante con un grande sorriso e spalancando le braccia salutando tutti pronunzia le parole “ Sono destinato a morire”. Questa è la fede, credere che in mezzo alla polvere Colui che verrà per ultimo sarà nostro redentore! Il segreto di San Carlo? L’Eucarestia, la presenza di Gesù in mezzo a noi, e non poteva essere altrimenti.
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