Non ho potuto non leggere questi giorni vari argomenti sulla festa di Santa Greca. Ho pensato a quello che è la sua festa per la realtà Decimese. Sono altamente devoto a Santa Greca , la mia vocazione cristiana e sacerdotale nasce all’ombra della sua testimonianza di fede e da più di tre generazioni da parte di madre e padre sono nativi di Decimomannu. Mi sento interpellato e interrogato da un evento che ha segnato e segnerà la storia del mio paese natio e la mia stessa storia. Si parla di tradizione, troppo spesso come di qualcosa che è esterno all’essere umano, come siano solo delle cose senza guardare a quello che passa nell’animo, capace di diventare cultura, modo di fare e sentire.
Tutto al mio paese parla di Santa Greca, non solo il suo santuario ma così era l’agenzia funebre, il panificio, l’asilo, l’oratorio. Anche tutta la vita liturgica, forse esageratamente, è incentrata sull’evento Santa Greca, basti pensare che i nomi degli Obrieri della festa vengono comunicati per tradizione nella notte della Veglia Pasquale, e senza forse erano più attesi quei nomi che dello stesso annuncio centrale della fede: Cristo è risorto! Ugualmente il catechismo iniziava dopo Santa Greca. Santa Greca influenzava la vita scolastica, il “lunedì di Santa Greca” anche se frequentavi a Cagliari era naturalmente giorno festivo senza dover chiedere il permesso ai genitori, chi frequentava in paese era naturalmente giorno in cui difficilmente nel registro scolastico si potevano scrivere i nomi di tutti gli alunni in festa: era Santa Greca.
La festa di Santa Greca è perno religioso, culturale, economico del paese. Non tre realtà distinte ma unite dall’ obbiettivo comune di trasmettere una memoria che unisce.
Una memoria viva era quella tradizionale del salvadanaio a forma di maialino di coccio o di plastica (acquistato rigorosamente durante i festeggiamenti). Tutto l’anno si cercava di mettere da parte dei soldini per poter spendere tutto per Santa Greca, nella mia memoria era il giorno più atteso dell’anno anche più del Natale.
Se si dovessero vedere queste realtà in contrapposizione si tradirebbe lo spirito della festa e anche la stessa fede. D’altronde così si è sviluppata la festa, dalle testimonianze storiche della grande fiera del bestiame con gli stessi animali marchiati “SG” agli stessi intrattenimenti che si sono sviluppati nel tempo, sfide di divertimento e di coraggio.
Santa Greca è fede e cultura. E’ fede che passa attraverso dei detti che solo un decimese può comprendere. MI è stato raccontato di una coppia in viaggio di nozze negli Stati Uniti, alla vista della tanta gente che affollava New York, il neosposo, decimese doc esclamo’ “pareusu a Sant’Arega” con il sorriso della neomoglie!!!
Tutto questo è Santa Greca, dalla celebrazione della Messa, all’accostarsi per toccare il vetro che racchiude il sontuoso simulacro, alle preghiere silenziose da quelle tradizionali come quelle spontanee, da quelle coscienti sapendo benissimo chi si ha di fronte o di coloro che riconoscendo un mistero si rivolgono a lei chiamandola “madonnina”.
Assieme a questo non possono mancare le mangiate in compagnia, il ritrovare parenti e amici (
i giorni della festa nelle famiglie si apparecchiava il sabato e si sparecchiava il marterdì), il provare il brivido della nuova giostra o l’ascolto della buona musica.
Se dovessimo separare le due realtà tradiremmo il miracolo più grande di quei cinque giorni, la proposta di un sorriso per tutti…in cui sono unite la fede, la cultura, il divertimento. La sfida più grande mi sembra sia proprio questo: tutto parla di Santa Greca e tutto fa’ Santa Greca, riconoscendo in lei la più bella, sapendo che non è una festa qualunque, che in quei cinque giorni mangeremo e non dormiremo augurandoci di poterci ritrovare ancora una volta A Sant’Arega…
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