DON GIGI, CONFRATELLO, AMICO, PADRE







Uso il blog per ragioni del cuore, alcune volte la penna parte e scrive ed è un esigenza condividere…così è in queste ore…inizio oggi e pian piano vi racconterò qualcosa su chi è stato mio padre spirituale in questi ultimi 8 anni…

Nel 2018 il Vescovo mi chiamo’ nel suo ufficio e mi fece parroco: Nurri. Prima a quel momento non lo avevo mai sentito nominare, paesino di 2000 anime a 60 km da Cagliari arroccato su un vulcano ormai spento. La Sardegna è un’isola molto piccola ma si caratterizza da una diversità tra i territori che per tanti aspetti mantiene fedele nonostante la globalizzazione. Ero al primo incarico come parroco, per un sardo lontano da casa e con una cultura per certi aspetti diversa dalla mia (un continentale non potrà mai capire che 60 km in Sardegna sono come 600, che la cultura cambia dal Campidano alla Trexenta, dalla Trexenta al Sarcidano, anche perché facciamo fatica a comprenderlo anche noi sardi!). Ho iniziato con entusiasmo chiedendo al Signore l’aiuto necessario per non combinare troppi guai irreparabili. Iniziò fin da subito la collaborazione con le parrocchie vicine, ci ritrovavamo una volta al mese per poter confessare e condividere il pasto assieme a gioie speranze e talvolta anche qualche dolore.

Il primo appuntamento mensile capitò nella parrocchia di Orroli, lì notai in modo particolare un sacerdote , arrivava per primo e alla sua porta c’era sempre la fila per confessarsi. Avevo ricordo di lui, quando ero bambino veniva invitato alla predicazione per Santa Greca e per la vicina festa di Santa Maria, aveva sempre modo di iniziare il panegirico con una poesia in sardo dedicata al santo di cui si celebrava la festa senza mancare lauti ringraziamenti al parroco e al comitato promotore. Si chiamava don Luigi ma per tutti era don Gigi. Era stato mio predecessore a Nurri e iniziò a raccontarmi meraviglie di quegli anni da Lui trascorsi. A fine pranzo gli dissi “Settimana prossima l’aspetto a Nurri per confessare”, la sua risposta non si fece attendere “Verrei, ma non voglio essere di intralcio al tuo lavoro pastorale” non attesi a rispondergli  “Se succederà glielo dirò” la conversazione terminò con un suo sorriso e un: “Bene, bene, vedremo”.

La settimana successiva alle 8,30 del mattino, primo fra tutti, vidi entrare don Gigi nella parrocchia di Nurri, appena entrò si mise in ginocchio sulla balaustra e notai i suoi occhi lucidi, forse un po' di emozione lo colse quando rivide l’altare in cui per ben 10 anni aveva celebrato. Per noi preti cambiare parrocchia significa portare nel cuore fatti, persone e anche esperienze personali, ad ogni trasferimento un pezzetto del cuore rimane dove siamo passati. Terminata la sua orazione ci salutammo e gli dissi “Sono contento, confesserà in sacrestia” lui guardandosi attorno mi disse “Bravo, tieni bene la parrocchia” e si mise nella sedia preparata della sacrestia. Lì potei notare la stessa cosa che succedeva a Orroli, una fila costante attendeva di essere confessata da don Gigi, spero non con l’invidia degli altri sacerdoti e neppure la mia ero edificato e contento che tanti attraverso il Signore incontravano la misericordia di Dio. Se capitava qualche momento vuoto tirava fuori dalla sua borsa o il breviario o il “Pregate, pregate” con il Rosario. Trascorsero tre mesi e notavo lo stesso modo di fare. Al momento conviviale era formidabile nel tirare fuori racconti della sua vita che spesso sembravano tratti dal libro cuore o da qualche commedia sarda dei primi degli anni 50 in effetti era nato nel 1940! Fu nel mese di Dicembre in occasione delle confessioni in preparazione alle festività natalizie che presi la ferma decisione di chiedergli qualcosa di particolare. Mi avvicinai e gli dissi “Lei che è padre per tanti lo sia anche per me” lui mi guardò e mi disse “Bene, facciamo una bella confessione”. Da quel giorno divenne il mio padre spirituale. Ogni volta che veniva c’era una espressione che precedeva il nostro colloquio e la mia confessione “Bene, se non ci sono altri penitenti io mi incammino piano piano” al che rispondevo “Don Gigi c’è ancora la mia anima”. In questi 8 anni mi ha insegnato tanto, abbiamo condiviso parecchio, tante volte sembrava che anche lui in quei nostri colloqui aprisse la sua anima: amava la Chiesa e voleva bene ai sacerdoti. 

Le 4 del mattino.

Mi sembra di aver compreso che il suo cammino spirituale aveva avuto tre grandi scuole: la sua famiglia, la vita, e l’indimenticabile esperienza a Villasor con Padre Sappa. Dalla sua famiglia aveva ereditato una cosa che lui riteneva fondamentale nel suo sacerdozio e aihme’non sono mai riuscito ad imitare: le 4 del mattino! Dimenticavo di dire che da quel primo giorno di confessione terminò dicendomi che d’ora in poi, ogni giorno avrebbe pregato per me alle 4 del mattino. Lui era così, aveva imparato dai suoi genitori a svegliarsi prestissimo, era il momento più importante della giornata e lui da sacerdote ha mantenuto le sue ore di preghiera…dalle 4 alle 8 del mattino circa. Una volta gli chiesi cosa tutto dicesse dalle 4 alle 8 del mattino la sua risposta sorridente fu “E non bastano mai”, persino mi raccontò scherzosamente che rimase meravigliato un macellaio in un paese in cui era stato parroco perché era l’unico che si svegliava prima di lui.

Le vittime dello scoraggiamento.

Una volta mi ritrovai in grave afflizione spirituale e andai da lui per la confessione e per chiedere consiglio, mi aspettavo un rimprovero tanto da fargli notare che forse era stato troppo buono nella penitenza. Lui mi rispose “Caro Fabrizio ricordati sempre che ha fatto più vittime lo scoraggiamento che le due guerre mondiali messe insieme! Vai avanti e mi raccomando Gesù, cerca Lui sempre”. Questo penso lo aveva imparato alla scuola di Padre Sappa, scolopio che si racconta aveva doni particolari ma certamente quello di ascoltare le anime in modo particolare quelle sofferenti. Don Gigi me ne parlava spesso, non solo parlando di fatti straordinari ma soprattutto di vari insegnamenti da lui ricevuti. Da lui aveva imparato, cosa che mi raccomandava sempre, di non negare mai una benedizione a nessuno perché infondo non sappiamo mai cosa le persone che si avvicinano portano nel cuore.

segue...

Commenti