Uno sguardo eterno- riflessioni per l'omelia XVIII DOMENICA T.O.\A


 

Il profeta Isaia nella prima lettura ci trasmette le parole stesse del Signore che invita l’assettato a bere, acqua, vino e latte in modo gratuito. Ai tempi di Gesù non vi era famiglia o gruppi di famiglie che non disponeva di tale bene. Già il fatto della loro mancanza e della conseguente "sete" fa intuire che questa parola è per coloro che è povero, che non ha tali risorse o per colui che mosso in un viaggio ha esaurito le sue scorte e si trova nel bisogno o infine per colui che non si accontenta più della sua acqua, del suo vino, del suo latte.

Una notizia di grazia il fatto che tali sostentamenti sono “gratis”, in cambio di essi non vi è richiesto nulla. Quanto poco abituati a questa parola, al giorno d’oggi tutto si paga se non con il denaro con una cortesia con un ricambio e questo atteggiamento ha la drammatica conseguenza anche nel rapporto con Dio. Con il Signore spesso ci comportiamo con una logica “do ut des” “do come tu mi dai” ( do quindi mi devi dare, oppure colgo che tu qualcosa mi hai dato quindi entro nell’obbligo di esserne per lo meno riconoscente).

Dalla lettura di oggi nasce una nuova interpretazione della vita cristiana, del rapporto con Dio, le buone opere che dobbiamo e vogliamo fare non come moneta da pagare ma come risposta gratuita all’amore di Dio. Solo in questa prospettiva potremmo capire le follie dei santi.

San Paolo nella seconda lettura si pone l’interrogativo “Chi ci separerà dall’amore di Cristo?” e fa il suo elenco di quelle cose in cui lui stesso ha dovuto combattere per poter sperimentare l’eterno amore di Cristo che lo ha chiamato ad essere annunciatore del Vangelo. San Paolo conclude “nulla” in questo nulla c’è il suo cammino fatto di difficoltà di conoscenza di sé stesso ma soprattutto dell’amore di Dio che ci fa diventare forti quando siamo deboli.

In questo “Nulla” è aggrappato anche il nostro cammino quotidiano verso Cristo. Un “nulla” gratuito ma che ci invita ad una risposta a proseguire un cammino e non teme di cambiare strada.

Nel Vangelo Matteo, ci trasmette questo episodio della moltiplicazione dei pani e dei pesci, ma oltre allo straordinario miracolo che supera le leggi naturali vi è qualcosa di più grande che è ragione stessa del miracolo “Gesù guarda la folla e ne sente compassione”. Egli fa suo il dolore, il bisogno, la ricerca di questa folla immensa che sta dinanzi a Lui.

La grandiosità del Vangelo di oggi non stà nella grandezza del miracolo, Dio può fare questo e più di questo. Ciò che è veramente grande è lo sguardo di Gesù che non sta fermo a quel tempo, a quelle persone ma è anche per noi, per tutti. 

Se la nostra fede si fa tentare quest’oggi non è tanto della grandezza del miracolo, segno della benevolenza di Dio ma da questo sguardo che accompagna anche la nostra vita, sguardo che mai nessuno al mondo potrà distogliere dalla nostra vita.

Lasciamoci guardare da Cristo, contempliamo e gustiamo lo sguardo di Gesù nella nostra vita.

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