Iniziamo oggi, ancora una volta, per l’ennesima volta il novenario di Santa Rosa.
“ancora una volta, per l’ennesima volta”, sembra qualcosa di ripetitivo, di inutile se non addirittura da assimilare a una estraneazione dalla realtà e lo sarebbe se non fosse un tempo attraversato dalla Grazia santificante di Cristo.
Viviamo questo novenario come tempo di rinnovamento spirituale, mettiamoci come cercatori di Cristo, come naufraghi della vita desiderosi di arrivare al porto sicuro che è solamente e unicamente Gesù.
Il Vangelo che abbiamo sentito quest’oggi ci appare come un rimprovero ma esso ha un messaggio salutare. Come una ferita purulenta che ha bisogno di essere incisa per far uscire tutto il male che vi è all’interno, così è la nostra anima spesse volte quando si allontana da Dio. Una tradizione orientale che prevede l’adornare le tombe con una pittura bianca perché possano risplendere al sole. Le tombe che portano in sé l’immagine la finitudine umana ha necessità di essere abbellita, di essere vista con occhi diversa e allora si imbiancavano per cercare di nascondere la drammaticità. Spesso è proprio vero siamo come sepolcri imbiancati, fuori siamo tutti imbellettati ma dentro portiamo putridume e morte.
Possiamo chiederci all’inizio di questo cammino del novenario di riconoscere il male che è accovacciato alla nostra porta o che sta assediando il nostro animo, chiediamo la Grazia al Signore la grazia di poterlo stanare.
Riconoscere che all’interno del mio cuore, del cuore di ciascuno vi è la possibilità non tanto remota di una cancrena mortale significa già mettersi nel cammino di guarigione. Se ci pensiamo, si va’ dal medico quando ci accorgiamo che qualcosa non va’, allo stesso modo andiamo da Cristo quando abbiamo bisogno di salvezza. Chiediamo la Grazia di poterci accorgere di quanto bisogno abbiamo di salvezza.
Quest’anno assieme a Santa Rosa percorreremo le strade del nostro paese, riconoscendoci tutti parte dello stesso mondo. La portiamo nei luoghi dove si combatte la vita, dove lo scoraggiamento spesso prende il sopravvento ma anche dove siamo chiamati a testimoniare il nostro essere cristiani. Santa Rosa non visita dei luoghi ma i cuori. Non devono necessariamente cambiare le strutture, anche quelle hanno bisogno di essere riformate, ma i cuori soprattutto hanno bisogno di rinnovamento e non quello degli altri ma il nostro.
I tempi e gli spazi comunitari che vivremo vogliono essere un invito alla relazione e alla condivisione con Dio e fra di noi. In un mondo che corre, che si divide e va in frantumi, abbiamo bisogno di riscoprire di essere comunità e famiglia di famiglie. Solo camminando insieme possiamo incontrare la salvezza di Cristo, solo insieme c’è ancora speranza anche dove sembra che tutto sia ormai perduto.
Dopo la Pentecoste gli apostoli escono nelle strade ad annunziare una vita nuova, S. Rosa percorre le strade di Viterbo per portare un annunzio nuovo. E noi? E’ allora un invito a reincontrare Cristo e incontrarci fra di noi, a farci carico nella preghiera e poi in quell’azione sociale che lo Spirito di Dio vorrà ispirarci per essere ancora di più buoni cristiani e bravi cittadini.
Vogliamo lasciare all’interno di questo Novenario un segno concreto verso le “periferie esistenziali”: poveri, carcerati, tossicodipendenze. Durante questi 5 giorni faremo una raccolta di viveri di prima necessità (pasta, olio, pelati) e prodotti igiene personale che saranno ripartiti verso: Mensa povero “Buon Pastore”, Carcere, e comunità “Dianova”. Potremmo deporre il segno della nostra partecipazione ai piedi del simulacro di S. Rosa.
Compiamo questo cammino in compagnia di Santa Rosa vedendo in lei ancora una volta una compagna di viaggio. Lei può indicare un modo di procedere, che ancora sia per tutti colei che annunzia e che porta a Cristo.
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