PAROLA davanti ad ogni parola

OMELIA PER LA DOMENICA II DOPO NATALE\ 2026

In questa seconda Domenica di Natale la liturgia ci ripresenta il brano evangelico di Giovanni, in cui l’elemento centrale è l’atto di fede del “Verbo che si fa carne”.

Questo brano, che secondo tanti studiosi veniva addirittura cantato e fungeva come prima professione di fede delle comunità cristiane primitive pone dinnanzi alla nostra attenzione sul fatto straordinario che la Parola si è fatta carne.

Il mondo contemporaneo è ricco di parole, alcune cadono nel vuoto, alcune sembrano essere poco incisive, dette tanto per dire. Abbiamo bisogno di riacquistare il vero valore delle parole che ci diciamo l’uno con l’altro ma anche di disarmare sia le nostre che quelle che ci vengono rivolte. Ci potremmo anche impegnare a usare parole per l’altro e non contro l’altro.

Dio entra nella storia, si affaccia alla nostra vita tramite la Sua Parola. “Piacque a Dio nella sua bontà e sapienza rivelarsi in persona e manifestare il mistero della sua volontà (cfr. Ef 1,9), mediante il quale gli uomini per mezzo di Cristo, Verbo fatto carne, hanno accesso al Padre nello Spirito Santo e sono resi partecipi della divina natura (cfr. Ef 2,18; 2 Pt 1,4). Con questa Rivelazione infatti Dio invisibile (cfr. Col 1,15; 1 Tm 1,17) nel suo grande amore parla agli uomini come ad amici (cfr. Es 33,11; Gv 15,14-15) e si intrattiene con essi (cfr. Bar 3,38), per invitarli e ammetterli alla comunione con sé. Questa economia della Rivelazione comprende eventi e parole intimamente connessi, in modo che le opere, compiute da Dio nella storia della salvezza, manifestano e rafforzano la dottrina e le realtà significate dalle parole, mentre le parole proclamano le opere e illustrano il mistero in esse contenuto. La profonda verità, poi, che questa Rivelazione manifesta su Dio e sulla salvezza degli uomini, risplende per noi in Cristo, il quale è insieme il mediatore e la pienezza di tutta intera la Rivelazione”, così afferma la costituzione dogmatica Dei Verbum nel Concilio Vaticano II.

Dio ha parlato all’uomo, lo ha creato capace di conoscerLo e di comprenderLo. Si fa carne nel desiderio di instaurare un rapporto che compie con parole e con gesti umani, tutto per diventare amico dell’uomo. Dio mai si stanca di cercarmi, di cercare tutti con quella stessa dolcezza con cui chiamava Adamo, quando si era nascosto. Giovanni dice “venne ad abitare in mezzo a noi” si fa a noi veramente vicino.

Questa Parola che a noi viene donata non è semplice suono e nemmeno solamente parola saggia ma è Parola di salvezza, è realmente Parola davanti ad ogni parola “Con la divina Rivelazione Dio volle manifestare e comunicare se stesso e i decreti eterni della sua volontà riguardo alla salvezza degli uomini, «per renderli cioè partecipi di quei beni divini, che trascendono la comprensione della mente umana”.

Il cristianesimo è esperienza di Cristo e della Sua Parola. Siamo veramente cristiani se ci lasciamo trasformare dalla Parola di Dio, se la lasciamo penetrare nelle viscere del cuore, del pensiero per farci redimere “A Dio che rivela è dovuta «l'obbedienza della fede» (Rm 16,26; cfr. Rm 1,5; 2 Cor 10,5-6), con la quale l'uomo gli si abbandona tutt'intero e liberamente prestandogli « il pieno ossequio dell'intelletto e della volontà » e assentendo volontariamente alla Rivelazione che egli fa. Perché si possa prestare questa fede, sono necessari la grazia di Dio che previene e soccorre e gli aiuti interiori dello Spirito Santo, il quale muova il cuore e lo rivolga a Dio, apra gli occhi dello spirito e dia «a tutti dolcezza nel consentire e nel credere alla verità». Affinché poi l'intelligenza della Rivelazione diventi sempre più profonda, lo stesso Spirito Santo perfeziona continuamente la fede per mezzo dei suoi doni”

Questa Parola non si impone ma ci viene offerta. Siamo tutti in cammino fatto di avanzamenti nell’obbedienza dell’ascolto ma anche di rallentamenti se non di cadute. La Parola incontra spesso le tenebre della chiusura del cuore, delle ritrosie interiori, della paura di affidarsi e di fidarsi, la paura di stare dalla parte di chi perde. Nella vita aspettiamo sempre che siano gli altri a cambiare, ci lamentiamo che tutto va male. La vita può essere cambiata “la luce splende nelle tenebre”, le tenebre non vincono se ho il coraggio di ascoltare la Sua Voce. La Parola di Dio non può non incidere sulla mia vita concreta, quella che vivo nella quotidianità. Non posso non cambiare qualcosa davanti al bambino di Betlemme, davanti a Dio che si lascia crocifiggere per me. Preghiamo gli uni per gli altri perché la parola di Dio cambi la nostra esistenza, le nostre decisioni, che ci formi ad essere coloro che realmente lo accolgono con l’unica ricompensa di “diventare figli di Dio”.

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