OMELIA EPIFANIA DEL SIGNORE 2025
Il Vangelo che abbiamo ascoltato narra di alcuni Magi che vennero da Oriente a Gerusalemme, il loro cammino si incrocia, con un’ironia tutta evangelica, con Erode, colui che si faceva chiamare il Grande. Si era impegnato per ottenere la compiacenza del popolo portando avanti molti lavori pubblici ma non riuscì mai ad essere amato: Israele aspettava un liberatore!
Subito un interrogativo “magi” chi sono? Sono tanti gli studi, le interpretazioni alla ricerca di sciogliere una sorta di enigma, Benedetto XVI nel suo volume su Gesù di Nazaret dice: “il termine “magi”, nelle relative fonti, ha una notevole gamma di significati, che si estende da un senso molto positivo fino a uno molto negativo” (BEN.XVI, Gesù di Nazareth). Dal vangelo apprendiamo che si mettono in cammino alla ricerca, non come sprovveduti ma con un bagaglio culturale non di poco conto: sanno di sacra Scrittura, di astronomia, si sanno rapportare con re e scuotere credibilità. Affrontano un viaggio che mette a rischio non solo alcuni aspetti della loro vita ma l’intera esistenza. Cosa merita di essere cercato così tanto, con tanto ardore, fino a rischiare la stessa vita? Essi stessi rispondono a questa domanda con il loro interrogativo “Dov’ è colui che è nato, il re dei Giudei?”. Una domanda non semplice ma che non lascia tranquilli che turba Erode e con lui tutta Gerusalemme. Non è un bimbo come tutti gli altri è risposta di Dio al grido di ogni uomo, è la Sua risposta definitiva.
Ancora una volta, come nella notte santa di Natale “colui che è nato” muove verso una ricerca. Nella notte santa i pastori dopo aver avuto la visione di angeli corsero in fretta per vedere il bambino. Ora addirittura degli stranieri vanno speditamente a vedere cosa? Un bambino che è il salvatore degli uomini, ciò che tutti infondo desiderano trovare.
Per riceverne cosa? Stupisce il fatto che questi magi si accontentano di vedere il bambino e sua madre e di aprire i loro scrigni. Dopo l’incontro tornano al loro paese senza apparentemente nulla di nuovo ma solo con il dono di aver visto il bambino nato a Betlemme “videro il bambino con Maria sua madre”. Nella Natività del Signore si compiono le Scritture, l’attesa del cuore di ogni uomo è ormai giunta al pieno compimento “Mostraci il tuo volto e saremo salvi”. L’uomo ha sempre cercato il volto di Dio ora lo contempla! Questo deve essere l’ardente desiderio del nostro cuore nel nostro cammino di fede, San Gregorio Nazianzeno invitava i suoi fedeli con le parole “Corri insieme con la stella, reca i doni insieme ai Magi, l’oro, l’incenso, e la mirra, a colui che è il re ed è Dio ed è morto per causa tua” (GREGORIO NAZIANZENO, Omelie sulla Natività) Seguiamo la stella fulgida della Chiesa, offriamo i dono per ricevere il Salvatore nell’Eucarestia, non si spenga il desiderio di contemplare il suo volto. Non c’è altro per cui faticare tanto se non la ricerca di salvezza, di pace che altro non è che il Suo volto. Mai si stanchi il nostro cuore di cercare il Signore, come non fare nostre la supplica di Sant’Agostino “Con tutte le mie forze, quelle che Tu mi hai dato, ti ho cercato, desiderando vedere ciò che ho creduto. E ho lottato e ho sofferto. Mio Dio, mio Signore, mia unica speranza, donami ancora il coraggio di cercarti. Possa io cercare il tuo volto con passione, incessantemente. Tu che mi hai dato di trovarti, donami ancora il coraggio di cercarti e di sperare di trovarti sempre di più. Davanti a Te la mia forza: conservala. Davanti a Te la mia fragilità: guariscila. Davanti a Te tutto quello che posso, tutto quello che ignoro. Là dove mi hai aperto, entro: accoglimi. Là dove hai chiuso, chiamo: aprimi. Donami di non dimenticarti. Donami di comprenderti. Mio Dio, mio Signore, donami di amarti.” Tutto questo ci accordi il Signore.
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