OMELIA FINE ANNO 2025
Alla fine dell’anno tiriamo le somme del tempo trascorso, ci si augura che il nuovo anno possa essere migliore o almeno non peggiore di quello trascorso. La Chiesa ci invita a ringraziare. Il ringraziamento è l’atto principale della Chiesa e dell’uomo credente, il centro della fede cristiana: la Messa è rendimento di grazie.
Ringraziare non è l’atto in cui solamente si rivolge ai benefici, a ciò che è stato positivo, ma come preghiamo ogni giorno nel prefazio “E’ veramente cosa buona e giusta nostro dovere e fonte di salvezza rendere grazie sempre e in ogni luogo a te Signore padre santo per Gesù Cristo nostro signore”
Come si può rendere grazie sempre e in ogni luogo? Con lo sguardo solamente umano, nella realtà e negli avvenimenti che si sono svolti durante l’anno c’è sempre e per tutti qualcosa in cui troviamo difficile rendere grazie. Nella vita di ciascuno ci sono momenti che sarebbe meglio dimenticare. Tutti portiamo ferite dal nostro passato, dai nostri errori, dal male che se pur non ci ha ucciso ci ha lasciato profondamente feriti.
La Sacra Scrittura ci invita ad accettare il male che la volontà permissiva di Dio in maniera misteriosa lascia che accada nella nostra vita, così l’esperienza di Giobbe, provato in tutto, il male ha veramente e terribilmente toccato la sua carne: “Se da Dio accettiamo il bene perché non accettare il male” (GIOBBE 2,10). Sta per terminare l’anno Santo con l’invito alla speranza, non come sentimento ma come persona viva e reale: Gesù. L’incarnazione del Figlio di Dio ci ha realmente salvati. “San Leone Magno, in proposito, vedeva nella festa della Nascita di Gesù l’annuncio di una gioia che è per tutti: «Esulti il santo – esclamava –, perché si avvicina al premio; gioisca il peccatore, perché gli è offerto il perdono; riprenda coraggio il pagano, perché è chiamato alla vita» (Primo discorso per il Natale del Signore, 1). Il suo invito oggi è rivolto a tutti noi, santi per il Battesimo, perché Dio si è fatto nostro compagno nel cammino verso la Vita vera; a noi peccatori, perché, perdonati, con la sua grazia possiamo rialzarci e rimetterci in marcia; infine a noi, poveri e fragili, perché il Signore, facendo propria la nostra debolezza, l’ha redenta e ce ne ha mostrato la bellezza e la forza nella sua umanità perfetta (cfr Gv 1,14)” (PAPA LEONE, UDIENZA GENERALE 31\12) La storia anche la nostra storia assume un'altra prospettiva chiamandoci certo ad un esame di coscienza “oggi siamo chiamati a meditare su ciò che il Signore ha fatto per noi nell’anno passato, come pure a fare un onesto esame di coscienza, a valutare la nostra risposta ai suoi doni e chiedere perdono per tutti i momenti in cui non abbiamo saputo far tesoro delle sue ispirazioni e investire al meglio i talenti che ci ha affidato (cfr Mt 25,14-30).(PAPA LEONE , UDIENZA GENERALE 31\12) .
Nella liturgia il prefazio non dice essere buono e giusto ringraziare sempre e in ogni luogo a prescindere ma in Cristo Signore Nostro. E’ Cristo il centro della storia, il centro della nostra storia “Nel farsi uomo, Gesù assume su di sé la nostra fragilità, si immedesima con ognuno di noi: con chi non ha più nulla e ha perso tutto, come gli abitanti di Gaza; con chi è in preda alla fame e alla povertà, come il popolo yemenita; con chi è in fuga dalla propria terra per cercare un futuro altrove, come i tanti rifugiati e migranti che attraversano il Mediterraneo o percorrono il Continente americano; con chi ha perso il lavoro e con chi lo cerca, come tanti giovani che faticano a trovare un impiego; con chi è sfruttato, come i troppi lavoratori sottopagati; con chi è in carcere e spesso vive in condizioni disumane” (PAPA LEONE BEN. URBI ET ORBI)
La liturgia odierna si accompagna in modo particolare con la Solennità di Maria, madre di Dio. Colei che associata in modo particolare all’opera di Salvezza del figlio non smette mai di accompagnare con materna premura il cammino della Chiesa e di tutti i suoi figli. Nel Vangelo Maria “custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore”, tutto quello che ha vissuto è prezioso, momenti di grande gioia ma anche la difficoltà alla ricerca di un tetto, o dinanzi alla fretta della fuga in Egitto. La meditazione cristiana non è un mero pensare, un cammino di accettazione, di positivazione delle circostanze. Si medita quando si rivede tutto con gli occhi di Dio, con il suo pensiero. Chiediamo al Signore una nuova luce per riuscire a scorgere il Suo passaggio, Lui che rimane fedele alla promessa “Sarò con voi tutti i giorni sino alla fine del mondo”. Chiediamo a Maria che ci accompagni in questo cammino spesso difficile ma che ci porta a gustare la salvezza e fare di tutto un rendimento di grazie.
Oggi è anche la giornata della Pace, giusto e accorato appello ai potenti di questo mondo perché cessino le guerre. Questa supplica non può non impegnare la nostra vita personale a porre fine ai conflitti, a disarmare le parole, a non chiudere le braccia dell’accoglienza anche se questo significa essere appesi alla croce. Abbiamo necessità di pace nella nostra anima, con la nostra storia con tanti fratelli.
Ci aiuti la Vergine Maria, che oggi contempliamo Madre di Dio ad avere uno sguardo di grazia verso la storia di questo anno passato e verso quello che si apre.
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