BELLO E FRAGILE

 OMELIA SACRA FAMIGLIA 2025


Pur avendo abbracciato la totale povertà il Signore non ha voluto rinunciare a una famiglia. Nei racconti dell’infanzia viene spesso presentato in compagnia di Maria e Giuseppe.

Nel Vangelo che abbiamo ascoltato Giuseppe in modo particolare, ma insieme a Maria sono chiamati ad essere custodi del Figlio di Dio: Gesù. 

Già nel Libro della Genesi, Adamo dopo che gli viene affidata la custodia del creato, sarà chiamato ad essere non solo custode ma addirittura “uno” con Eva “che per lui e da lui è stata tratta”. Nei racconti della creazione non solo l’uomo è creato per amore ma all’ amore , come ci ricordava San Giovanni Paolo II nella Familiaris Consortio“Dio ha creato l’uomo a sua immagine e somiglianza: chiamandolo all’esistenza per amore, l’ha chiamato nello stesso tempo all’amore”. Nella gioia del Natale contempliamo Maria e Giuseppe custodi uno dell’altro e allo stesso tempo del figlio di Dio e da esso custoditi.

Si è custodi quando si riconosce di aver ricevuto qualcosa di prezioso, qualcosa che ti appartiene, che fa parte di te stesso e che allo stesso se ne riconosce la fragilità. Nel mistero del Natale fa meraviglia la fragilità assunta da Dio: niente di più fragile di un bambino che viene addirittura minacciato di morte. Erode, attaccato al suo ruolo e terrorizzato dall’idea che qualcuno gli possa prendere il posto vuole uccidere il bambino. Disposto ad uccidere tutti!

In questa vicenda drammatica sono coinvolti Giuseppe e Maria. Non un prodigio si antepone in questa storia, Iddio non interviene con nessuna colonna di fuco, con nessuna piaga nei confronti di Erode. Ciò che rivela la salvezza di Dio è l’obbedienza (il mettersi in ascolto), ancora una volta l’affidamento alla presenza di Dio nella vita di San Giuseppe. Una presenza che ancora una volta è affidata al sogno, ad una realtà che interroga la propria decisione.

Il Vangelo ripete più volte “prendi con te”, nell’esperienza di fede ma soprattutto in quella affettiva siamo chiamati a “prendere con noi”. Prendere con sé indica una responsabilità, indica una cura, indica un farsi carico, indica un rischiare la vita, invita a riconoscere la ricchezza di qualcosa che non posso perdere per continuare a vivere. La prontezza di Giuseppe si contrappone all’atteggiamento che spesso volte ci può cogliere dinanzi al pericolo, salvarci. La parola di Dio ci invita a cambiare direzione “prendi con te”, non ti salvi da solo.

Questa parola è rivolta in modo del tutto particolare ad ogni famiglia in questo giorno. La famiglia è un dono prezioso, bello che Dio ha consacrato e redento. E’ un dono bello ma tanto fragile. 

Occorre sempre riscoprire la famiglia, farsi annunciatori della sua bellezza nel progetto di Dio ma anche nella consapevolezza della sua fragilità Ogni dono quanto è prezioso è tanto fragile. Come la filigrana sarda, bellissima ma allo stesso tempo fragile.

Affidiamo al Signore, facciamo spazio nella nostra vita all’ascolto, abbiamo il coraggio di porre il capo a riposo alla ricerca dei sogni di Dio. Non perdiamo il coraggio di alzarci, di prendere con sé e continuare il viaggio che mi potrebbe portare a mete sconosciuto o addirittura dall’amaro ricordo, così doveva essere l’Egitto al pio Israelita Giuseppe, luogo della potenza di Dio ma anche luogo in cui il popolo aveva assaporato la miseria e la schiavitù. Affidiamo alla Sacra famiglia le nostre relazioni, in modo particolare le nostre famiglie nella loro preziosità ma anche nella loro fragilità.

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