IL PERDONO PER ME

 OMELIA VENERDI SANTO 2026-PARROCCHIA SAN MICHELE NURRI

Caro Gesù appeso, alla croce, piagato nel corpo e nello spirito, morto. 

Non ti pare che tu abbia esagerato?  Rimaniamo confusi proprio come gli apostoli dinnanzi alla tua morte, rimaniamo confusi dinanzi a ogni tua singola sofferenza, dinanzi a quello schiaffo, dinanzi a quelle frustate, dinanzi a quella spalla fratturata per il peso della croce, dinanzi alla corona di spine, dinanzi alle tue mani trafitte dai chiodi, dinanzi a quel petto squarciato.  La nostra confusione aumenta perché tutto quello che ti è successo non è un caso, tu stesso hai voluto tutto. E lo hai voluto, per amore nostro come avevi annunciato quel giorno in cui ti sei proclamato il buon pastore e ci hai detto: 

“perché io offro la mia vita, per poi riprenderla di nuovo. Nessuno me la toglie, ma la offro da me stesso, poiché ho il potere di offrirla e il potere di riprenderla di nuovo” 

(Giovanni 10,17-18)

 Ma è possibile che per amarmi devi morire in croce in modo così ignominioso?

 Caro Gesù, per noi salvezza è toglierci dai pasticci è risparmiarci sofferenza. Ci chiediamo sempre davanti al male “dove sei?”. Oggi ti vediamo fermo, immobile, inchiodato al legno della croce e riecheggiano prepotentemente, anche se non vogliamo, nel nostro animo le tue parole:

“chi vuole essere mio discepolo prenda la sua croce e mi segua”

Quanto è facile da dire, quanto bello da leggerlo ma quanto è pesante a portare quella croce quando si presenta senza preavviso nella nostra vita, quando giunge nel momento meno opportuno.  Quanto è difficile stare inchiodati, e riconoscerci inchiodati con te Gesù, mentre la nostra mente e anche la nostra volontà ti chiede di farci scendere dalla croce.

 Caro Gesù vieni issato in un luogo particolare, il Cranio, secondo la tradizione trova sepoltura Adamo, si riparte da dove si era iniziato a distruggere tutto.  Anche oggi abbiamo bisogno di ripartire e ci dai questa opportunità anche oggi.  Anche oggi dove c'è ancora quell’ Adamo nascosto e Eva da incolpare. Pensiamo che per essere perdonati sia necessario accusare qualcuno, rimproveriamo spesso i bambini di questo atteggiamento ma noi adulti non ne siamo esenti. Con te Gesù è diverso, per poter essere perdonati non c'è bisogno di accusare qualcuno, tutt'altro, siamo chiamati a perdonare il prossimo. Di fronte all'odio devo rispondere con l'amore. Lo aveva ben ben capito San Francesco quando compose la preghiera semplice, che nome strano per questa preghiera che è tutt'altro che semplice, di un'attualità drammatica:

O Signore, fa' di me uno strumento della tua Pace:

Dove c'è odio, fa' ch'io porti l'Amore.

Dove c'è offesa, ch'io porti il Perdono.

Dove c'è discordia, ch'io porti l'Unione.

Dove c'è errore, ch'io porti la Verità.

Dove c'è dubbio, ch'io porti la Fede.

Dove c'è disperazione, ch'io porti la Speranza.

Dove c'è tristezza, ch'io porti la Gioia.

Dove ci sono le tenebre, ch'io porti la Luce.

O Maestro, fa' ch'io non cerchi tanto:

Essere consolato, quanto consolare.

Essere compreso, quanto comprendere.

Essere amato, quanto amare.

Poiché è dando, che si riceve;

Dimenticando se stessi, che si trova;

Perdonando, che si è perdonati;

Morendo, che si resuscita a Vita Eterna.»

Caro Gesù oggi riconosco che quel luogo “dove c'è odio, c'è offesa, c’è discordia, c'è errore, c'è dubbio, c'è disperazione, c'è tristezza, ci sono tenebre” non sono esterni a me ma sono nel mio cuore innanzitutto e l'unica guarigione che ci può essere è quella preghiera di supplica che ti fece lo stesso San Francesco:

“Rapisca, ti prego, o Signore,

l’ardente e dolce forza del tuo amore

la mente mia da tutte le cose che sono sotto il cielo

perché io muoia per amore dell’amor tuo,

come tu ti sei degnato di morire

per amore dell’amor mio.”

Anche se abbiamo paura signore rapisci il nostro cuore. Quell’altura, il Golgota, dove tu sei stato crocifisso diventa il luogo dell'incontro con Dio il luogo dove Dio chiama l’uomo alla fiducia, dove tu Signore rispondi al dramma del male del mondo, della società, al mio male. Ci spaventa la croce, ci terrorizza seguirti, ci angoscia fidarci completamente di te e tante volte la nostra fiducia cade e fuggiamo via come gli apostoli. Alcune volte timidamente ti seguiamo da lontano. Ti chiediamo di aiutarci ad avvicinarci a te. Sei elevato, sei posto innanzi, appeso a quella croce per riconciliare il cielo e la terra, per riconciliare primariamente me con Te, per riconciliare me con il resto dei miei fratelli. E’ un dono che mi chiede un impegno.  Sembra, ma non lo è, una prova di coraggio, di forza.  La fiducia che ci chiedi è un abbandono alla tua volontà che tu stesso esprimi davanti al Padre quando consegni tutto te stesso.

Ma come è possibile abbandonarsi, con totale fiducia all’altro, anche se questo altro è Dio stesso? Di che cosa abbiamo bisogno? Signore, abbiamo bisogno di sentirci amati. Quando ci sentiamo amati viene come naturale il coraggio di abbandonarsi. Un altro santo Charles de Foucault così ha avuto il coraggio di pregarti e di vivere queste parole:

Padre mio,
mi abbandono a te,
fa’ di me quello che vuoi.
Qualsiasi cosa Tu faccia di me
io ti ringrazio.

Sono pronto a tutto, accetto tutto.
Purché si compia la tua volontà in me,
in tutte le tue creature.
Non desidero altro, mio Dio.

Rimetto la mia anima nelle tue mani,
la do a Te, mio Dio,
con tutto l'amore che ho nel cuore,
perché ti amo,
e perché ho bisogno di amore,
di far dono di me
di rimettermi nelle tue mani senza misura,
con infinita fiducia,
perché Tu sei mio Padre.

Signore Gesù, Crocifisso tra due malfattori, confuso tra i malvagi e trattato come loro, e noi ci preoccupiamo della nostra buona reputazione, ci terrorizza che l’immagine che gli altri hanno di noi potrebbe svanire.

Cerchiamo di nascondere il peccato, il male che abbiamo compiuto, anziché annunciarmi salvato, redento, abbracciato, accolto di nuovo a casa.

Signore in quella croce potevi almeno stare zitto invece “Padre perdona loro perché non sanno quello che fanno”,” Donna Ecco tuo figlio; Ecco tua madre”, “Oggi sarai con me in paradiso” apri la bocca, dall’alto della croce. Pensando al mio modo di pensare, arrossisco, tu odi il peccato ma ami il peccatore e muori per salvarlo. Ogni essere umano è salvato dalla tua morte. Fammi rendere conto chi è il più bisognoso sulla faccia della terra di essere salvato, dammi la conoscenza che la persona che ha più necessità di essere salvato: sono io!

Il sangue di Abele grida vendetta, il sangue tuo o Signore grida misericordia!

Pilato, quasi profeticamente fa porre sopra la tua testa il motivo della condanna “Gesù nazareno re dei giudei”. Gli stessi Giudei non ti riconoscono tale, rimproverano Pilato e chiedono addirittura di modificare quella scritta. Anche io tante tante volte non ti riconosco o meglio non ti voglio riconoscere perché questa tua morte mi interroga, mi mette in crisi. Mette in crisi la mia sete di giustizia, mette in crisi i miei rapporti, mette in crisi il mio cuore. Aiutami, o Signore, a riconoscerti mio re:

Anima di Cristo, santificami.

Corpo di Cristo, salvami.

Sangue di Cristo, inebriami.

Acqua del costato di Cristo, lavami.

Passione di Cristo, confortami.

O buon Gesù, esaudiscimi.

Dentro le tue ferite nascondimi.

Non permettere che io

mi separi da te.

Dal nemico maligno difendimi.


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